Discography


Titolo: 10 con Lode

Anno: 2010

Supporto: CD

Casa editrice: Città nuova

 

01 La filastroca non termina mai

Testo: Valerio Ciprì

Musica: Sandro Crippa, Davide Viganò

La filastroca non termina mai

Dai, dai, dai,
la filastrocca non termina mai.
Dai, dai, dai,
dona con gioia e felice sarai. (2x)


Sopra la panca la  capra campa,
sotto la panca la capra crepa,
dentro una crepa nessuno ci campa,
sopra una panca qualcuno ci prega.
Quando si prega non serve una banca,
perché, se sbanca,  la banca  ti frega,
chi  dona  ai  poveri niente gli manca,
cento più uno, più cento riavrà..


Chi vuole bega, si compra la guerra,
chi vuole guerra non apre bottega,
senza bottega si zappa la terra,
zappa la terra e la schiena si piega.
Meglio piegare la schiena in ginocchio
mentre perdoni a chi ha fatto un’offesa,
chi all’offesa sa chiudere un occhio
mille e più volte perdono riavrà.


Dai, dai, dai,
la filastrocca non termina mai.
Dai, dai, dai,
dona con gioia e felice sarai. (2x)

 
Lascia che l’ascia ti sfrondi il fardello,
lascia che all’uscio ti bussi un fratello,
lascia allo Scià, che d’oro si addobba,
lascia che lisci al cammello la gobba.
Tu sgobba sodo che sei nel più bello,
se sgobbi amando tu metti cervello,
anche se in giro la gente ti snobba,
quello che semini germoglierà.


Dai, dai, dai,
la filastrocca non termina mai.
Dai, dai, dai,
dona con gioia e felice sarai. (2x)


Se non ci credi ti chiami Tommaso,
se chiedi troppo tu sei  ficcanaso,
se annusi a naso i fiori non tuoi,
ti tiri dietro i guai che non vuoi.
Somma la somma, che, tutto sommato,
occhio per occhio è un tempo passato,
se dai amore, l’amore ritorna,
vale al presente e per l’eternità. 


Dai, dai, dai,
la filastrocca non termina mai.
Dai, dai, dai,
dona con gioia e felice sarai. (4x)

 

 

02 Scegliendo

Testo: Valerio Ciprì, Davide Viganò
Musica: Davide Viganò, Sandro Crippa

Scegliendo

Ogni uomo lo sa
cosa mai ne farà
della sua vita, lo sa.
O si va avanti
o resta  fermo
o indietro torna, si sa.
Davanti ad un bivio
non puoi esitare:
a sinistra o a destra
bisogna andare.


Non restiamo esitanti
come l’asino incerto di Buridano, si sa,
davanti all’acqua,
davanti al fieno,
diceva:  mangio,
pensava: bevo.


Scegliendo, scegliendo
Si vive scegliendo
Si rischia scegliendo
Si muore scegliendo
Scegliendo, scegliendo
Si muore scegliendo
Si rischia scegliendo
Si vive scegliendo


Un incrocio di qua,
doppia freccia di là,
una frenata, e si va!
La strada è aperta in tutti i sensi:
è  in gioco la libertà.
In questo mondo  
tentacolare
solo rischiando
si può imparare.


Siamo un po’  naviganti
col timone alla mano in mezzo al mare, si sa.
Fra risacca e maestrale
Cerchi dove approdare
e trovare il tuo porto, si sa



Ogni uomo lo sa
cosa mai ne farà
della sua vita, lo sa.
Nel buio pesto
o a denti stretti
la sua  scelta la fa.
Non è una scelta
fra bene e male:
ma il Bene immenso
da conquistare

 
Scegliendo, scegliendo
Si vive scegliendo
Si rischia scegliendo
Si muore scegliendo
Scegliendo, scegliendo
Si muore scegliendo
Si rischia scegliendo
Si vive scegliendo (2x)

 

 

03 Storia di un bambino

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Valerio Ciprì

Storia di un bambino

C'era un bambino, ma non so dove
era un po' timido, ma di gran cuore,
era famoso nella città
per il suo sorriso e la sua bontà.
Alla sua mamma sempre ubbidiva
e spesso i piatti con lei puliva
e di nascosto lui non toccava
neanche un biscotto nè la marmellata.
Quando un bambino lo infastidiva,
con un sorriso lui rispondeva;
per questo suo cuore contento
ne aveva amici a cento a cento.

Ma un giorno qualcosa cambiò
e il suo sorriso cessò
perché più grande volle diventare
e coi bambini smise di giocare.

E diventò un uomo importante
sempre distinto, sempre elegante,
aveva macchine ed aeroplano:
forse era ricco più di un sovrano.
Spendeva i soldi nelle crociere,
poteva farlo, era un banchiere;
aveva campi, colline e valli
e scuderie con tanti cavalli.
Ma la ricchezza in questo mondo
è come un pozzo che non ha fondo
e più soldi hai e più ne vuoi:
quelli degli altri oltre che i tuoi.

Ma un giorno qualcosa cambiò,
a un altro traguardo pensò
perché più grande volle diventare
e il suo prestigio si mise a venerare.

E diventò un re grande e potente
ossequiato da tutta la gente:
corona in testa e l'ermellino
lo scettro in mano ed il baldacchino.
E fra banchetti e ricevimenti,
fra blasonati e grandi potenti,
di cortigiani ne aveva uno stuolo
pronti a onorarlo chinandosi al suolo.
Nella sua reggia di oro biondo
credeva d'essere il centro del mondo,
ma la potenza non rende felici
aveva tutto, ma non aveva amici.

E un giorno qualcosa cambiò
col cuore turbato cercò
intorno a lui qualcuno che l'amava,
ma solo il cane per lui  scodinzolava.

E tristemente passava le ore
cercando come riempire il suo cuore,
finché un vegliardo annoso e sapiente
svelò a lui chi dà gioia alla gente.
Gli disse: "Vedi il cielo ed i fiori
liberi e belli, con tanti colori,
tu vedi il sole il mare e le stelle
un Dio amore ha creato anche quelle:
E lui ha fatto il cuore dell'uomo
perché coi simili sia sempre buono;
e solo amando anche i nemici
avrai il segreto che rende felici.

Così da quel giorno cambiò,
ricchezze ed onori lasciò
ed umilmente ricominciò ad amare
malati e poveri si mise ad aiutare.

E ritornò per il suo amore
come un bambino, ma di gran cuore;

restò famoso in ogni città
per il suo sorriso e la sua bontà. (2x)

 

04 Nazareth

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Valerio Ciprì

Nazareth

E il sole all’orizzonte
si alzava e poi scendeva
ed era giorno e sera,
come sempre. (2x)

E Nazareth viveva, come un viandante stanco,
immersa nei pensieri di ogni giorno:
il campo da arare, il gregge da tosare,
gli affari da concludere entro sera;
la festa per gli sposi, il lutto per chi muore,
la gioia di una nascita e l’attesa.

E il sole all’orizzonte
si alzava e poi scendeva
ed era giorno e sera,
come sempre. (2x)

A Nazareth qualcuno forse pensava a Dio
col sabato, le decime e il digiuno.
E a volte tra la folla qualcuno si chiedeva:
ma quando arriverà per noi il Messia?
E c’era chi sperava e c’era chi credeva
che ormai la sua venuta era vicina.

E il sole all’orizzonte
si alzava e poi scendeva
ed era giorno e sera,
come sempre. (2x)

A Nazareth nessuno avrebbe mai pensato
che il tempo giusto ormai era venuto:
un’umile famiglia, confusa fra le tante
aveva accolto Dio su questa terra.
Giuseppe il falegname, Maria donna di casa
nutrivano l’autore della vita.

E il sole all’orizzonte
si alzava e poi scendeva
ed era giorno e sera,
come sempre. (2x)

A Nazareth la gente entrava in quella casa
e lì trovava amore in ogni cosa,
sentiva l’armonia, provava quella pace,
ma mai nessuno ne scoprì il mistero.
La casa di due sposi, la vita più normale,
ma lì voltava pagina la storia.

E il sole all’orizzonte
si alzava e poi scendeva
ed era giorno e sera,
come sempre. (2x)

E’questa l’attrattiva di ieri, d’oggi e di sempre:
portare con la vita Dio nel mondo.
Andare tra la folla, uomo accanto a uomo
e avvolgere di luce il mondo intero;
dividere con tutti offese, fame e gioia
e far di tutti una famiglia sola.

E il sole all’orizzonte
risplenderà sereno
perché vedrà la terra
come il cielo. (2x)

E il sole all’orizzonte
risplenderà sereno

E il sole all’orizzonte
risplenderà sereno
perché vedrà la terra
come il cielo.

 

05 Il dragone

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Valerio Ciprì

Il dragone

Questa è la storia di un grosso dragone,
di un animale che un giorno arrivò
in un giardino dai mille colori
tra fiori e frutti che mai assaggiò.
Un giorno vide una piccola donna
che nel giardino felice cantava
e lui, invidioso di quella letizia,
per farle del male i pretesti cercava.
Prese da un albero assai pregiato
un frutto che mai aveva toccato
ed alla donna lo porse suadente
con le moine di un vero serpente.(2x)


Diceva, come un grande oratore:
" Se tu lo mangi, vedrai, in poche ore
potrai ben dire: il mondo è mio!
perché sarai grande al pari di Dio".
La donna era tanto innocente
e non si accorse quasi di niente,
mangiò del frutto e ne diede al marito,
anche se Dio glielo aveva proibito.
Quel losco figuro, il dragone serpente
sfregava le mani e inneggiava vincente,
perché quel giorno per lui fortunato
il fiore più bello aveva macchiato.


Per lunghi secoli senza guinzaglio
di ogni uomo lui fece un bersaglio:
scettro ai potenti e ai ricchi la gloria,
ai dadi giocava sconfitta e vittoria.
Ai derelitti non ci badava
la povera gente per lui non contava,
diceva sempre con tono arrogante:
basta lasciarla affamata e ignorante.
Ma un brutto giorno, in un triste momento
provò nel suo corpo un grande sgomento:
non si era accorto che l'albero antico
del fiore più bello si era arricchito.(2x)


Così il dragone spumava rabbioso
e diventava ancor più permaloso
perché voleva, a costo di tutto,
che il candido fiore non desse il suo frutto.
Un'umile donna felice cantava
perché nel suo cuore la Vita portava,
nel suo candore non temeva niente,
nemmeno le spire del vecchio serpente.
E un giorno d'inverno nel cielo una stella
corse annunziando la Buona Novella.
Fu per i poveri un giorno di festa,
ma al vecchio dragone pesava la testa.


Era ormai giunto il tempo segnato
per lui sentiva odor di bruciato,
capì che quello era il bimbo predetto
che lo avrebbe vinto, a suo dispetto.
E da quel giorno, con furia infernale
lanciò contro il bimbo le forze del male;
offrì la sua gloria, ma la sua potenza
non fece una piega a quell'innocenza.
Per più di trent'anni nell'ira si cuoce,
poi viene un'idea: mettiamolo in croce!
E in men che si dica, nemmeno in un fiato
il suo avversario fu presto inchiodato.(2x)


Qui ti volevo vecchio dragone
tu non sapevi che la tua questione
sarebbe finita, per l'antica voce,
appena il Giusto appendevi alla croce.
Che brutta sorte, povero drago,
non l'avrebbe detto neppure un mago
che da un indifeso, persino inchiodato
avresti avuto il capo schiacciato.
Ma che ci vuoi fare, così van le cose:
le pietre scartate son pericolose,
le butti di lato, ma fino a che campi,
prima o dopo, di certo v'inciampi.


Ma ti sta bene, così imparerai:
chi semina male, raccoglie poi guai
e chi con malizia la spunta in battaglia
poi perde la guerra e la coda di paglia!
Ascolta me che ho un po' d'esperienza:
lascia la terra ed abbi pazienza
ed anche gli uomini, non li tentare:
Dio li ha fatti per potersi amare.
Vai nella tua tana e lasciaci in pace,
lì puoi sbuffare quanto ti piace.
E per finire ti dico la mia:
"Sparisci per sempre e così sia.
E così sia”.

 

06 Una storia di campagna

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Valerio Ciprì

Una storia di campagna

Andavano tranquilli  per le vie della campagna
un padre con il figlio per recarsi in città.
Il figlio andava a piedi per lasciare al padre anziano
un posto sul cavallo per non farlo faticar.
Ma la gente che passava non capì la cortesia
e additando il padre in sella sotto voce commentò:
" Guarda un po' che aguzzino,
lui in sella e quello là
deve starsene ai suoi piedi
alla sua giovane età:
Ma che mondo, ma che mondo
di villani è questo qua,
se così continuiamo,
dove mai si finirà!".

Sentendo queste voci, scese il padre dal cavallo,
poi mise in sella il figlio e lui a piedi camminò.
La strada lo stancava, ma non si rammaricava
e al figlio sorrideva per non farlo preoccupar.
Ma la gente che passava non capì la buona azione
e additando il figlio in sella con disprezzo sentenziò:
" Guarda un po' quel ragazzino
con quell'aria da pascià
che non ha alcun rispetto
per la veneranda età.
Ma che mondo, ma che mondo
di poltroni è questo qua
se così continuiamo,
dove mai si finirà.

Udendo quel commento, salì il padre sul cavallo
e assieme al figlio, in sella, il viaggio continuò.
Insieme eran felici e parlavano con gioia
rendendo grazie a Dio, che il cavallo un dì creò.
Ma la gente che passava non udì il ringraziamento
e, indignata a quella vista, furiosa apostrofò:
"Guarda un po’ che sfruttatori
quel ragazzo e il suo papà,
con quel peso sulla groppa
il cavallo scoppierà!
Ma che mondo, ma che mondo
di imprudenti è questo qua
se così continuiamo,
dove mai si finirà.


Arrivò come una freccia l'aspra voce a quel bersaglio
e il duo, giù da cavallo, la via a piedi continuò.
Quella strana situazione non turbava il loro cuore,
che con lieto buonumore la fatica sopportò.
Ma alla gente che passava sembrò strano quel corteo
e, scuotendosi la testa, sorridendo malignò:
" Guarda un pò che gente sciocca
che arriva qui in città,
hanno la cavalcatura
e a piedi se ne va!?!
Ma che mondo, ma che mondo
semplicione è questo qua,
se così continuiamo,
dove mai si finirà!".

Per la grande confusione di giudizi e di commenti
la povera famiglia non sapeva più che far:
no a piedi, no a cavallo, no da soli o in compagnia;
meglio sopra, meglio sotto; bravo chi ci capirà.
Ma il buon senso alla fine cominciò a prevalere
ed il padre saggiamente a suo figlio commentò.
" Non bisogna mai ascoltare
i giudizi della gente,
quando parla con malizia,
quando non ha carità.

Basta avere un cuore buono
con gli estranei e con i tuoi,
poi vivendo onestamente
'ama' e fa quello che vuoi!". (2x)

 

07 Le due strade

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Davide Viganò

Le due strade

E' sempre tanto larga la via dei benestanti   
ci vanno i pezzi grossi coi titoli in contanti.   
E’ strada ospitale per chi ha avuto cura   
di farsi un capitale in nero o con l'usura.   
E’ una strada fatta per grandi scalatori   
dei posti di potere, dei titoli d'onore.   
Chi si presenta dice: "Non sa chi sono io!   
Io penso solo a me, agli altri pensa Dio".


In questa strada larga si veste all'alta moda   
si guida "Testa rossa", non si fa mai la coda.   
In questa strada "bene" c'è gente d’alto rango   
di fuori tanto lustro e dentro, spesso, fango.   
Qui passa quella gente che "ci ha saputo fare",   
che mescola le carte e che "ti sa comprare".   
Non vedi circolare bambini o mendicanti,   
ma i furbi navigati, e i boss più stravaganti.   


La strada angusta e stretta accoglie i derelitti,
la gente senza tetto o senza più diritti.
E’ strada della fede e dei mezzi di fortuna,
è strada di chi passa nell’occhio della cruna.
Strada di chi a stento arriva al ventisette,
ma ha la coscienza giusta e le intenzioni rette.
Strada di chi per primo deve pagar le tasse
e poi alla pensione è l'ultimo di classe.


E' via senza risparmio è via tutta in salita
per chi è per la pace o lotta per la vita.
Strada dai piedi gonfi, di mani lacerate,
di tante bocche aride di masse esiliate.
E’ strada del perdono, è strada del buon viso,
di chi ripaga un torto offrendo il suo sorriso.
E'  strada dei più umili, la strada di innocenti
che non si compromettono per essere coerenti.


Avanzano le strade, si incrociano in un punto     
dove si vaglia il grano, dove si fa il riassunto.       
La strada larga stringe verso un grande fosso,
s’imbatte in un semaforo che segna sempre rosso.
La strada di chi ha avuto amore e sofferenza
a quest’incrocio trova totale precedenza.
Gli ultimi, i minimi in mezzo a gioia e canti,
adesso sono i primi e passano davanti.

 

 

08 La cambiale

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Antonio Mancuso

La cambiale

Ogni mattina appena mi sveglio
ho un conto da regolare,
ho una cambiale in bianco da firmare
in favore della gente  
che nel giorno incontrerò.
Mi alzo e già qualcuno
chiede subito un acconto:
"Prepara la colazione!
Il tavolo non è ancor pronto! "
E già di buon mattino
la pressione sale,

pago così l'anticipo
della mia cambiale. (2x)

Sul tram gremito cedo il posto
ad un uomo anziano,
abbozzo un bel sorriso
ad un tipo molto strano
che mi ha pestato il piede
dove già faceva male:
è la seconda quota
della mia cambiale!

Al lavoro  la collega
racconta i suoi malanni:
dolori da ogni parte
e non ha più vent'anni;
sto lì ad ascoltarla,
la storia è sempre uguale,

ma pago anche per lei
con la mia cambiale. (2x)

E poi tanti imprevisti
gli scatti d'impazienza,
giornate che non so
proprio opporre resistenza.
La vita si scombina
dal corso suo normale,
diventa un po' pesante
per la mia cambiale.


E i conti ancora aumentano
un incidenza a Tizio,
chi si ripaga a torto,
chi ha su di me un giudizio;
la quota forse esorbita,
non so come pagare,

non trovo più risorse
per la mia cambiale. (2x)

Ma, proprio quando affogo,
mi accorgo che, al mio posto,
qualcuno ha già  pagato
ed anche ad alto costo.
Rimango un poco attonito,
non oso più parlare,

mi esce solo un "Grazie!"
così, per ricambiare. (2x)

So che davanti a Lui
non devo aver complessi,
ma solo gratitudine
lasciando gli interessi.
La sua moneta è "amore"
e solo quella vale.  
Unisco allor la mia
alla sua cambiale.

 

09 Il mio paese

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Leopoldo Verona

Il mio paese

Com'è carino il mio paese
fatto di gente molto cortese,
fatto di uomini dal cuore d'oro,
dove nessuno si sente mai solo!


Proprio al centro del mio quartiere
ci sta Giuseppe il carpentiere,
lavora sodo e fa tutto presto,
non chiede troppo, perché è onesto.
Quando qualcuno non lo può pagare,
trova una scusa per non umiliare,
dice, ad esempio, che ha lavorato
per passatempo e non va’ pagato.


Dietro il cortile ci sta Mamma Franca
che ha tutto in casa e mai niente le manca,
a lei qualunque  problema puoi dare:
trova un sistema per rimediare.
Se le chiedete un vassoio da mensa
lo trova subito sulla credenza,
poi sorridente vi dice giuliva:
" Puoi pur tenerlo, a me non serviva".


Com'è carino il mio paese
fatto di gente molto cortese,
fatto di uomini dal cuore d'oro,
dove nessuno si sente mai solo!


In quelle case oltre l'aiuola,
Aldo, il maestro, fa il dopo scuola,
insegna storia e geografia,
nozioni di fisica e geometria.
Col suo talento talmente chiaro
istruirebbe persino un somaro;
per lui non chiede mai ricompensa,
dice che vuole servire la scienza.


Donna Lucia è una sarta perfetta,
abiti nuovi ogni giorno progetta:
gonne, camicie e vestiti da sposa
ed il suo ago non ha mai posa.
Da molto lontano la gente a lei viene,
per il suo lavoro la pagano bene,
ma del suo guadagno lei non tocca niente:
cuce i vestiti alla povera gente.


Com'è carino il mio paese
fatto di gente molto cortese,
fatto di uomini dal cuore d'oro,
dove nessuno si sente mai solo!


E lungo il viale sta Giorgio il cassiere;
dice che vuole cambiare mestiere,
perché da quando lavora alla banca
la scheda dei conti è sempre bianca.
Ma nel paese ciò non sorprende
perché la gente non possiede niente,
si dà e si riceve con tutto il cuore:
qui l'unico debito è solo l'amore.


Il mio paese è davvero ospitale
per chiedere posto fai solo le scale,
bussi a una porta ed ognuno ti accoglie,
anche se porti con te figli e moglie.
E per venirci non servono atlanti
per ritrovar questo luogo fra tanti.
E non si trova neppure lontano.
Per fare un esempio pensate a....

10 Quei buoni consigli

Testo: Valerio Ciprì
Musica: Valerio Ciprì

Quei buoni consigli

Se guardo ai miei parenti,
agli amici, ai conoscenti
vi trovo gente saggia e di gran cuore.
Ma, in qualcuno, la prudenza
forse è troppo in eccedenza
e il braccio è troppo corto nel donare
e i consigli che mi danno
mancan di qualche virtù.

Mio cugino Beppe
oggi mi ha sgridato
come un capitano:
" Ma sei tutto matto
pensi sempre a dare
e non sai capire
che se presti ad uno
quello che hai prestato
te lo puoi scordare
e con i tuoi beni
perderai l'amico
oltre che il denaro".

Mia zia Serena
alla mia salute
ci ha tenuto sempre:
" Ma ti pare il caso
che sia sempre tu
a dover vegliare
per nottate intere
accanto al capezzale
di quell'ammalata.
Così curi gli altri,
ma la tua salute
te la sei giocata".

Ma, se penso a me
tiro i remi in barca
e non mi muovo più.
Come una talpa
che s'infossa in terra
scaverei le tane.
Sarei lontano dai guai,
ma sarei lontano dagli uomini.
Sarei al sicuro ,sì,
ma non vedrei mai il sole!



Mio cognato Gigi,
uomo assennato,
ha le sue ragioni:
" Certo, ti capisco,
tu sei altruista
e hai voluto aiutare,
sotto questa pioggia,
a cambiar la ruota
uno che ha bucato.
Ma ora tu lo vedi
che per ringraziarti
ti ha lasciato a piedi".

Il mio amico Alberto,
uomo sbrigativo,
va sempre di fretta.
" Tu lo sai che il tempo
vale più dell'oro
e non si può sprecare.
Ma tu ascolti gente
piena di problemi
tutta la giornata.
Sì, risolvi gli altri,
ma la tua vita,
credi, l'hai sciupata".

Ma, se penso a me
tiro i remi in barca
e non mi muovo più.
Come una talpa
che s'infossa in terra
scaverei le tane.
Sarei lontano dai guai,
ma sarei lontano dagli uomini.
Sarei al sicuro ,sì,
ma non vedrei mai il sole!

Nonno Ferdinando
di battaglie e guerre
ne ha patite tante:
" Te l'ho sempre detto
che fra i litiganti
non conviene entrare.
Ma tu fai il paciere
per far ragionare
l'animo adirato.
E così alla fine
loro vanno in pace,
ma tu sei pestato! ".



Quanta gente passa
spesso la giornata
solo a misurare
quello che può fare,
quello che può dare,
senza mai rischiare.
E quell'orizzonte
resta troppo stretto
per poter capire
che un uomo vero
sa donar la vita
senza calcolare.

Ma, se penso a me
tiro i remi in barca
e non mi muovo più.
Come una talpa
che s'infossa in terra
scaverei le tane.
Sarei lontano dai guai,
ma sarei lontano dagli uomini.

Sarei al sicuro ,sì,
ma non vedrei mai il sole! (2x)

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