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 Dal 26 al 30 agosto a Berlino il Gen Rosso è stato collaboratore dell'Associazione Socio Movens di Dortmund e della Fazenda da Esperança in un progetto dal titolo: Dare un'anima all'Europa.

 Il progetto comprende una serie di appuntamenti di giovani in varie nazioni dell'Est Europeo in un percorso di ricerca e approfondimento della vita cristiana attraverso il carisma del Vangelo. Iniziatore e animatore ne è stato infatti Peter Klasvogt, che in questi ultimi anni ha fondato l'Associazione Socio Movens dedicata specificatamente alla formazione di giovani universitari e seminaristi nella prospettiva del 'che tutti siano uno'.

 

In varie nazioni dell'Est Europa ha intrecciato rapporti con vari gruppi giovanili affrontando temi e problematiche a 360 gradi dall'economia alla politica, dal dialogo interreligioso alla spiritualità di comunione.

 In questo percorso ben si collocava il progetto artistico 'Streetlight' che ha preso il nome stesso del percorso formativo: “Dare un'anima all'Europa”.

 Il summer camp, in collaborazione con la Fazenda da Esperança della Svizzera e della Germania, ruotava intorno alla Fazenda di Nauen, paese nelle vicinanze di Berlino.

 150 i giovani coinvolti nei vari workshop provenienti da 12 nazioni diverse: Lituania, Lettonia, Romania, Slovenia, Croazia, Slovacchia, Polonia, Serbia, Germania, Brasile, Francia, Ucraina.

 3 giorni di intenso lavoro, ma allo stesso tempo di gioia di lavorare insieme, passi... di tutti i generi... in un clima molto alto di aiuto reciproco.

 E poi sabato 29 agosto, tutti sul palco dell'Admiral Studio, un teatro di circa 500 posti, adibito in particolare a opere teatrali/musicali originali e innovative. Già con alcuni giorni di anticipo si registrava il tutto esaurito.

 La calorosa accoglienza del pubblico ha manifestato fin dalle prime battute un grande apprezzamento per il risultato raggiunto sotto il punto di vista teatrale, musicale e coreografico.

 E le impressioni raccolte convergevano anche sul clima di grande libertà e affiatamento che i giovani, nonostante la loro varia nazionalità, avevano manifestato sul palco, sul lavoro che il Gen Rosso era riuscito a condurre nonostante i vari limiti imposti sia dal tempo che dai caratteri delle persone e dalle varie lingue in gioco.

 

Alcuni spettatori completamente ignari di questa nuova 'forma artistica di integrazione del pubblico (i giovani sono infatti seduti tra il pubblico e solo al loro momento salgono sul palco per poi tornare spettatori) rimanevano molto positivamente impressionati e coglievano, attraverso il messaggio di Stretlight, profondità e coerenza. La responsabile dell'Ente Admiral, ci diceva che in contemporanea nella sala Admiral n.1, si svolgeva un altro programma di carattere decisamente dubbio. “Quello che avete portato qui, certamente ha un valore tutto diverso... non c'è paragone!”.

 Incontrandoci il giorno seguente, i 150 'attori' continuavano a mettere in luce la forza del lavorare 'uno per l'altro', la fiducia ricevuta cui hanno voluto rispondere e del buttarsi fuori per accogliere le varie proposte dei workshops.

 In un periodo come stiamo vivendo in cui lo straniero e il “diverso” viene visto con paura e rischio di sottrarre benessere e sicurezza, il progetto 'Dare un'anima all'Europa' ha mostrato che non solo è possibile la tolleranza ma si può anche arrivare alla reale accoglienza e condivisione reciproca con la prospettiva che veramente il mondo può e già lo sa dimostrare di essere più unito di quanto i media lo possano, a volte, rappresentare.

 5 giorni in cui emergeva una realtà e già in atto che ha rappresentato un faro in grado di illuminare già nel presente la prospettiva di un'Europa in dialogo.

 

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